Oggi sempre più spesso chi vuole vendere o dare in affitto, o, viceversa, chi cerca un immobile da acquistare o prendere in affitto, si rivolge al mediatore immobiliare.

Secondo il codice civile si definisce mediatore “colui che mette in relazione due o più parti per la conclusione di un affare, senza essere legato ad alcuna di esse da rapporti di collaborazione, di dipendenza o di rappresentanza”.
Se un affare viene concluso grazie al suo intervento, allora il mediatore ha diritto ad una provvigione che gli è dovuta da ciascuna delle parti.

La misura della provvigione non è stabilita dalla legge, ma può essere concordata al momento dell’incarico, o, in mancanza di accordi espliciti, ci si può riferire agli usi delle Camere di Commercio. Di solito non supera il 3% del valore dell’immobile e può variare a seconda, per esempio, dei servizi che si offrono o della difficoltà nel portare a termine la negoziazione.

I diritti e i non diritti del mediatore immobiliare

Va detto però che il mediatore ha diritto alla provvigione solo se è in possesso dei requisiti richiesti per esercitare l’attività: deve essere in possesso di almeno un diploma, deve aver frequentato un corso professionale obbligatorio, superare un esame presso la Camera di Commercio al termine del suddetto corso ed essere, infine, iscritto al Rea.

Dopodiché, ha diritto al compenso in questi casi:

  1. L’affare può considerarsi concluso ed esso è ritenuto tale già al momento della stipula del contratto preliminare, da allora, infatti, scatta il diritto del mediatore alla provvigione, a prescindere dal contratto definitivo;
  2. Non è necessario che egli segua tutto l’iter della trattativa, ma è stato determinante che abbia messo in relazione le parti;
  3. Il soggetto interessato all’affare abbia accettato l’attività del mediatore a proprio vantaggio, anche in mancanza di un incarico scritto.

Al contrario non ha diritto ad alcun compenso nei seguenti casi:

  • Non è iscritto regolarmente al Rea;
  • L’affare non si è concluso grazie al suo intervento;
  • Il suo intervento è stato inutile, quando cioè le parti concludono l’affare successivamente, tramite loro iniziative e condizioni diverse da quelle proposte dall’agente;
  • La proposta di acquisto è stata scritta su una semplice minuta.

Queste le linee generali che, però, hanno generato diverse controversie su cui vi sono state molte pronunce giurisprudenziali. Una recente sentenza della Cassazione, ad esempio, ha stabilito il diritto alla provvigione anche in seguito alla firma di una generica lettera di accettazione della proposta di acquisto. Mentre una sentenza della Corte d’appello di Lecce ha ribadito il suddetto diritto anche se le condizioni finali dell’accordo non sono identiche a quelle della trattativa.