Informazione e comunicazione oggi si muovono alla velocità della luce. A stravolgere i tempi ha pensato l’uso di internet.

La rete sta cambiando il modo di fare comunicazione ma è necessario non dimenticare che il buon giornalismo non può prescindere da regole di correttezza e pertinenza, dai doveri connessi al diritto di cronaca e critica, dalla responsabilità professionale, dagli obblighi deontologici.

L’informazione nell’era digitale deve fare i conti con la disponibilità di nuovi strumenti, ma non per questo si possono travalicare regole come quelle legate alla tutela della personalità sui social network, al diritto all’oblio, alla responsabilità di una figura come il provider qualora ci si trovi di fronte ad un caso di vera e propria diffamazione on line.

All’argomento l’Agcom ha dedicato un’indagine conoscitiva che ha puntato all’analisi di ogni “componente del sistema dell’informazione nazionale, evidenziando la radicale trasformazione che sta coinvolgendo forme di consumo, modelli di business, modalità di generazione, composizione e offerta del prodotto informativo, fino alla natura stessa della professione giornalistica”.

L’ Autorità per le garanzie nella comunicazione a tal proposito ha messo a punto strumenti specifici, e svolto tutta una serie di approfondimenti e attività, che hanno coinvolto “l’intera filiera del sistema informativo”.

Il diritto di informazione nell’era di internet parte dal presupposto che la rete non può essere considerata terra di nessuno, dove ci si può muovere a piacere. Le pagine web forniscono un ampio spazio dove collocare notizie, video, immagini, file audio. Per evitare che la rete si trasformi in una giungla la giurisprudenza sta ponendo dei limiti fissando le norme attraverso sempre nuove sentenze.

Diventa sempre più importante tutelare gli utenti del web, che si ritrovano troppo spesso a fare i conti con abusi e violazioni dei diritti, quello alla privacy in testa. Le tutele giuridiche arrivano anche sul piano europeo, grazie allo sviluppo di una legislazione di settore. L’ UE ha infatti approvato un regolamento che entrerà in vigore entro il 2018 relativo alla tutela della privacy e al trattamento dei dati personali. L’ UE ha inoltre stretto un accordo con Facebook, Twitter, Youtube e Microsoft per rendere più sicura la navigazione.

In Italia il garante sulla privacy ha redatto ormai da più di dieci anni un Testo Unico nel quale sono previste norme in grado di disciplinare la materia prevedendo anche pene che arrivano sino ai due anni di carcere.

Di diritto all’oblio si parla anche in Parlamento, ed è al tempo stesso oggetto di diverse sentenze passate in giudicato in tribunale.